Dal 18 giugno al 15 luglio 2025 l’IIC di Bucarest ospita la residenza artistica di Sara Lepore (Carpi, 1999), un’artista visiva e fotografa la cui ricerca si sviluppa attraverso la fotografia, il video, la performance e pratiche transmediali. Al centro del suo lavoro c’è un’attenzione costante al rapporto tra contenuto e contenitore, spesso declinato in chiave narrativa e materica, con l’obiettivo di attivare riflessioni sul linguaggio e sul senso di appartenenza. Dopo il corso annuale di fotografia documentaria presso Spazio Labo’ (Bologna, 2020), ha partecipato a percorsi formativi interdisciplinari come Speciale 1825 – Fotografia Europea (Reggio 2022), Jest (Torino 2023). Ha ottenuto una borsa di studio per il master “Filling the Gap” presso la Fondazione Studio Marangoni (Firenze 2024). Nel 2025 è stata selezionata per il programma di formazione Photograph-ER legato a Fotografia Europea. È laureanda in Comunicazione e Media Contemporanei per le Industrie Creative all’Università di Parma. Ha esposto in diverse sedi tra cui A Pick Gallery (2023), Shado – Officine Fotografiche (2023), Centrale Festival (2024), Bucharest Photofest (2024), Istituto Italiano di Cultura di Bucarest (2024), INSIGHT Foto Festival (2025) e Premio Ghirri – Giovane Fotografia Italiana – Fotografia Europea (2025). È stata selezionata per programmi internazionali come Photomatch (Exposed, Torino 2024 e Fotofestiwal Łódź 2025), Fotodok (Utrecht, 2025) e per la prossima edizione di Yeast Photo Festival (2025). Le sue opere sono state pubblicate su Perimetro, PhMuseum e nei cataloghi di Fotografia Europea (2022, 2025) e Combact Prize (2025). Dal 2023 insegna fotografia alla scuola secondaria “Mattarella” di Moden). In precedenza ha svolto laboratori di fotografia alla scuola elementare “Radice” di Carpi e organizza workshop rivolti a diverse fasce d’età, promuovendo percorsi formativi diversificati e inclusivi.
Nel suo progetto di ricerca a Bucarest, l’artista intende esplorare e decodificare l’immaginario tradizionale romeno, con particolare attenzione ai suoi aspetti estetici e simbolici. Elementi legati alla cultura materiale del territorio – forme, gesti, abiti, ambienti – diventano il punto di partenza per interrogare le narrazioni identitarie costruite attorno alla Romania, dentro e fuori i suoi confini. Lontano da una prospettiva nostalgica o documentaria, il lavoro mira a giocare consapevolmente con lo stereotipo idealizzato della Romania rurale e autentica, spesso celebrato in chiave folklorica o nazionalista. È in questa tensione – tra memoria, stereotipo e resistenza – che Sara colloca il proprio intervento. La sua pratica non è un ritorno al passato, ma un atto affettivo e politico di riscrittura. Questi codici, pur non trasmessi direttamente, vengono interrogati, smontati, reinventati. Sara si muove da una posizione ambivalente: da un lato esterna rispetto a questi simboli, dall’altro intimamente coinvolta. Sente l’urgenza di attraversarli, decodificarli, contaminarli con la propria esperienza diasporica e frammentata. Il suo gesto artistico si configura così come una riappropriazione critica: non per confermare quei simboli, ma per risignificarli. Lontana dalla rappresentazione esotica delle tradizioni, attraverso la fotografia e l’installazione, mette in discussione l’idea di identità come blocco unitario e propone una grammatica visiva alternativa: affettiva, parziale, dissonante.