Lo spettacolo Macbeth di William Shakespeare, diretto da Stefano Tè, torna a inizio settembre nella Sala Grande del Teatro Statale Ungherese “Csiky Gergely” di Timișoara. La prima dello spettacolo ha avuto luogo lo scorso maggio presso Uzina de Teatru – UTT (Calea Aradului n. 48), quando ha inaugurato la 16ª edizione del Festival Teatrale Euroregionale TESZT.
Il regista Stefano Tè è il fondatore della compagnia italiana Teatro dei Venti, nota per i suoi spettacoli di strada di grande impatto visivo e fisicità, presentati in numerosi festival internazionali. Il pubblico del TESZT li ha già incontrati nelle edizioni precedenti con le produzioni all’aperto “Moby Dick” e “Pentesilea”, incontri che hanno gettato le basi della collaborazione per una produzione del Teatro Ungherese. In “Macbeth”, Tè firma la regia, la coreografia e il light design, costruendo, insieme al drammaturgo Vittorio Continelli e al costumista Albert Alpár, un rigoroso universo scenico, basato su ritmo, presenza ed espressività corporea.
“Macbeth” è la tragedia del disordine e una discesa nell’animo umano, ma anche una meditazione sul potere, un potere violento e anarchico che nasce e crolla con la stessa rapidità. L’ascesa al trono del protagonista è fulminea, così come la sua caduta, e lo spettacolo mira ad annientare un sistema di valori dalle cui rovine si plasma inevitabilmente un mondo nuovo, ma forse simile. La messa in scena firmata da Stefano Tè propone un approccio corale, in cui gli attori sono permanentemente presenti sul palcoscenico e funzionano come un organismo collettivo. Da questo corpo comune nascono e si dissolvono personaggi e situazioni, in un flusso continuo. Le persone muoiono eppure nessuno scompare: ognuno viene riassorbito nel coro, in un ciclo simbolico di potere che si rigenera costantemente. La costruzione dello spettacolo si basa sul ritmo, in un universo scenico essenzializzato. La scenografia è minimale, quasi inesistente, e l’espressività è sostenuta da luci, movimento e dalla presenza corporea degli attori, in un’estetica dominata dal nero e dalla tensione visiva.